| |
La Forza della convonzione 1
LA FORZA DELLA CONVINZIONE
LEGGO DELL'ALTRO : indice.beeplog.it/
Strength of Conviction by Yuuki Miyaka - Angst\Spy\Drama - age 14+ Snape, punished by Voldemort, tries on himself a painful dangerous Potion; Hermione helps him: lot of Angst!! - tradotto da Nicla e Cuccussétte - Per lettori da 14 anni in su per la violenza e il clima cupo - Genere Angst\ Drammatico - Snape, scoperto da voldemort, prova su di sé una pozione pericolosa... con effetti disastrosi e scelte future. Leggi l'originale a http://www.darkhuntress.com/cauldron/strength.html
Iniziava sempre con la convocazione, un disegno ebano che brillava cupo contro la parte scolorita della pelle, il calore rosso del dolore che si faceva strada inesorabile nelle vene. L'avambraccio tremava con il nero richiamo e il dolore diventava una massa gelatinosa di sofferenza che si spandeva lenta. Non aveva compreso quanto fosse tremendo, e così la prima Chiamata lo aveva sorpreso.
Il Marchio Oscuro era un'antica forma di Passaporta, pensò per caso Severus Snape. Ignorò la nuova sensazione che si dipanava nel suo corpo. Si chiese se avrebbe accettato di nuovo il Marchio adesso, sapendo cosa sentiva. Ma era grato per l'unica funzione di Passaporta del tatuaggio a inchiostro sul braccio. A differenza di parecchie Passaporta, questa funzionava insieme a un'altra pozione, una che Severus sapeva fare così bene da non dover letteralmente guardare quello che stava facendo.
Lo provava anche adesso, con la testa alla Chiamata e gli occhi che luccicavano al pensiero. Non poteva ricordare ogni volta che Voldemort lo aveva Chiamato il primo giorno di scuola. Mentre continuava a mescolare gli ingredienti, la mente si affrettò a riflettere sulla Chiamata. Potter aveva rimarcato, dopo il fiasco dell'anno precedente, che Voldemort aveva rammentato due Mangiamorte in particolare, entrambi piazzati a Hogwarts. In accordo al ragazzo, Voldemort considerava uno un alleato affidabile, e il secondo, un traditore, ma nessun indizio era stato dato per identificare uno e l'altro. Snape era ben consapevole di essere impallidito al rapporto del Snape finì la mistura, e verso la pozione in un bollitore basso. Voldemort era impaziente, Snape lo sapeva; ma l'Oscuro Signore era anche pragmatico. La gente sapeva dell'esistenza della Pozione, il che era una scusa utile per spiegare come Snape dovesse farsi la sua infornata, ogni volta. Per mantenere le apparenze a scuola, di certo non poteva conservare simile roba. I dieci minuti di bollitura gli davano tempo di prepararsi all'incontro. Soffiò a Dumbledore, spiegandogli la situazione, e diede un'indicazione vaga di quando aspettarsi il suo ritorno. Si augurò di tornare per il mattino, ma suggerì a Dumbledore di dire gli studenti che si era ammalato se non fosse stato in condizione.
Una volta che ebbe finito, indossò vestiti vecchi e usati. Quando Voldemort era scontento, gli abiti avevano l'abitudine di strapparsi - e così la pelle. Pensando a quello, Snape nascose tre pillole curative, piazzandole in modo da non venire danneggiate dalla pozione calda. Un morso, e molte ferite si sarebbero rimarginate. Quel sotterfugio era stata l'unica ragione per cui era tornato vivo, certe notti.
Finalmente pronto, Snape si voltò verso la pozione che stava raffreddando, e ammiccò mentre la osservava. Era un liquido sottile e ribollente, e sapeva che andava ingerito mentre era ancora assai caldo. Spesso si era bruciato la bocca e la gola per deglutire i duecentoquaranta millilitri di pozione necessaria. E tenerla così calda mentre la dosava richiedeva del lavoro. Alla fine era perfetta, come del resto ogni sua pozione, e adesso doveva solo prendere la tazza accanto a sé, e farsi scendere in gola il liquido con cautela. Circa due millilitri rimasero nella tazza lo stesso, e ne prese nota. Qualche attimo dopo che aveva iniziato il calcolo meticoloso, si verso il liquido in gola, rabbrividendo per quella che pareva un'ustione di secondo grado. Immaginò di poter sentire formarsi delle vesciche.
Poi arrivò la sensazione di risucchio, seguita da una sensazione disgustosa di non essere arrivato del tutto, come fosse stato spezzettato in una scenetta comica di Teletrasporto. L'inchiostro denso, che si muoveva furtivo sotto la pelle, sembrò cercare di liberarsi, a dispetto del fatto che non era altro che un antico tatuaggio. Si muoveva troppo svelto per vedere cosa lo circondava, troppo rapido per essere visto da chiunque. E poi, prima che la mente si fosse del tutto abituata all'idea che il suo corpo se ne filasse per l'aria, sobbalzò arrestandosi. Lo stomaco con un tonfo tornò a posto, la Passaporta si richiuse, e Severus Snape fece la perfetta imitazione del salmone arenato.
****************************************************************************************
Quando la mente di Snape tornò lenta nel suo corpo, sentì l'acuta, agghiacciante risata dell'Oscuro Signore. C'erano in sette in piedi vicino a lui, in una specie di circolo casuale dovuto più al fatto che nessun Mangiamorte si fidava dell'altro, più che al senso di cerimonia. Snape non ebbe da aspettare molto.
Voldemort gironzolò vicino, la sua presenza perforava la pelle coperta dagli abiti di Snape e dava al maestro delle Pozioni la pelle d'oca. Un dito di lunghezza innaturale toccò il mento di Snape, facendogli sollevare la faccia così che Voldemort poté fissarlo ancora meglio. Qualsiasi cosa avesse visto negli occhi di Snape, dovette averlo divertito, poiché sorrise gelido, scrollando la testa. "Avrei sperato di non vedere mai questo giorno."
Snape si rizzò appena alla voce familiare, però non disse nulla.
"Sei sempre stato il mio più fido alleato, cosa ti ha cambiato?" Voldemort attese per una risposta, ma le parole non ebbero un senso immediate per Snape. Gli occhi neri rimasero sbarrati quando comprese quanto aveva detto Voldemort. Era lì, infatti, per essere chiamato traditore. Il rimorso lo attraversò mentre la sua mente esaminava le vita che presto avrebbe abbandonato. E ancora Voldemort attendeva risposta.
Non poteva negare, pensò Snape. Poteva far finta di non avere capito quello che Voldemort stava suggerendo, poteva simulare fino a che non lo avessero oltraggiato con accuse dirette. Ma nel suo cuore, sapeva che era già finito. Tutto quel che poteva fare era attendere che Voldemort. Ma il rimorso non bastava. Il pentimento era d'obbligo, e la sua unica speranza adesso poteva venire dal restare immobile e accettare qualsiasi cosa Voldemort gli riservasse. Conosceva abbastanza bene il potere dell'Oscuro Signore da capire che la fuga non era una scelta che potrsse esserci, a parole o a fatti.
"Allora?" chiese Voldemort, divenendo impaziente. "Non proverai neppure a proclamarti innocente? Povero pazzo. Capisci quanto dolorosa voglio far diventare la tua vita?" Snape non poté mascherare la sua confusione, e il sorriso di Voldemort crebbe. "Oh, certo, intendo lasciarti vivo. Ma ti assicuro, da quando avrò finito, sarai tu a chiedermi di mettere fine alla tua miseria. Lo sai, io so come fare per strapparti l'unica cosa di valore che hai al mondo. Sei un sopravvissuto, Snape, ma desidererai di non esserlo."
Per un istante ancora, Snape non sembrò capire. E poi la consapevolezza gli riempì la testa. Aveva visto alter volte il procedimento. Era stato presente quando Frank Longbottom e sua moglie erano stati torturati in quella maniera. E sapeva che la sua mente poteva resistere al dolore più della loro, il che rese solo peggiore il pensiero stesso. La Cruciatus era una magia davvero dolorosa, soprattutto perché lo avrebbe privato dell'intelletto, lasciandolo come un idiota strisciante e balbettante; oltre alla sofferenza fisica, che comunque era intensa.
Appena si rese conto, Voldemort attaccò. Snape nemmeno sentì la parola del comando. Il corpo si piegò su sè stesso, e il dolore della Passaporta di inchiostro fu niente se paragonato con quello che adesso affrontava. La mente si ribellò, cercando un'origine al dolore così da poter fare qualcosa. Ma non c'era un'origine. Era ovunque e in nessun luogo, e non poteva fare niente. Proprio niente.
Poi Voldemort fece qualcosa che lo sconvolse. "Adesso ti lascerò andare, Severus. Il tuo scopo non è ancora compiuto. Vedi, voglio prendere due piccioni con una fava. O due menti con un solo incantesimo. Sono certo che al tuo Padrone farà bene vederti ridotto così." La battuta andò persa con Snape. L'unico padrone a cui poteva riferirsi Voldemort era Albus Dumbledore, e se veniva mandato da lui, Dumbledore, avrebbe potuto fare qualcosa. La mente indugiò a quel pensiero e si tenne stretta alla sanità.
Snape notò appena Lucius Malfoy che gli agguantò la bacchetta mentre Voldemort preparava l'incantesimo di teletrasporto. Con un ghigno perverso rivolto in basso, Malfoy spezzò il legno flessibile sopra il ginocchio, poi lo gettò a terra. Il Capello di Naiade interno si ritrasformò in acqua, e inzuppò il terreno.
Però poteva sopravvivere senza bacchetta. Poteva fermare la morte, dopo tutto. Snape si aggrappò a quel pensiero mentre le convulsioni minacciavano di spezzargli la spina dorsale. Non fece nemmeno caso alla nausea rivoltante del Teletrasporto. Non aveva importanza. Era fuori dei terreni di Hogwarts quando guardò su, e da lì, seppe di poter fare quello che doveva fare.
Se trovò degli studenti sulla strada per il sotterraneo, Snape non ci fece caso. Non era piacevole, ovvio. L'intero incontro non era durato molto più di un quarto d'ora, anche se gli era sembrato durare assai di più. E tutti gli studenti erano addormentati, o si preparavano per le prossime lezioni. Anche quelli del settimo anno, che non avevano un preciso compito, si immaginava fossero tappati nelle loro rispettive torri, a studiare fino all'ultimo. Gli ci volle un'ora per arrivare alla sua stanza di lavoro, un tragitto che a cose normali al massimo impiegava un quarto d'ora. Sapeva di avere tutti gli ingredienti. Li teneva ciascuno di loro nelle sue riserve private, per un'emergenza come era questa. Sapeva che avrebbe dovuto affrontare la Cruciatus prima o poi.
Con mani che erano ferme quanto più poteva renderle tali, Snape raccolse gli ingredienti. Alcuni erano facili e stabili, come la bava di Flobberworm. Altri richiedevano di essere maneggiati con cura, come il pelo di gamba di Acromantula, che l'avrebbe potuto avvelenare se non avesse indossato guanti con sottili strisce di argento puro. Alla fine, ebbe preparato tutto. Se aveva calcolato bene, cosa difficile nel suo stato attuale, aveva mezz'ora esatta per andare dal sotterraneo all'infermeria. Poteva farcela. La forza di volontà era una delle poche cose che gli restavano.
Gli occorsero dieci minuti per distillare la pozione fino alla consistenza necessaria. Raccolse il coltello per sbucciare dal tavolo, e fece toccare alla lama l'interno del polso, appena sopra a una piccola vena. Premette piano, pungendo la pelle quel tanto da ottenere le tre gocce di sangue necessarie. All'improvviso, il suo muro contro il dolore crollò, la Cruciatus esplose attraversandolo di nuovo, non più relegata in sottofondo. Cadde in ginocchio, la lama tagliò senza controllo la pelle pallida. Il taglio era fondo, ma il sangue si sarebbe fermato prima che morisse dissanguato; se ne accorse e si forzò a misurarne tre gocce. Era così vicino a fermare il dolore.

Alla fine raccolse il calice tra le mani e lo vuotò, ansimando poiché la pozione aveva effetto immediato. Un dolore crocchiante e acuto gli disse che il mignolo del piede sinistro si era rotto. Fece un passo verso la porta, ignorando la sofferenza lancinante, e ondeggiò appena si ruppe lo stesso dito dell'altro piede. Non aveva mai provato la Pozione Liquefiere prima di allora, ma la teoria era risaputa, e tutto quello che doveva fare era arrivare all'Infermeria e la Pomfrey lo avrebbe potuto rimettere in Il pensiero lo costrinse a una corsa disparata. Le vesti svolazzavano dietro di lui e sobbalzava in continuazione, ma scappò fuori dalla stanza e via dal Salone. Quando raggiunse le scale, le fratture raggiunsero i primi metatarsi, le ossa che seguivano quelle delle dita. Snape gemette, inciampando. In qualche modo riuscì a risollevarsi e a proseguire. Salire le scale con i metatarsi che si stavano sfaldando lentamente fu davvero difficile, ma ci riuscì.
Fu in cima alle scale quando accaddero due novità. La più immediata era che il tallone destro si era spezzato. L'osso era il cardine del piede, e senza di questo, crollò sul pavimento, rompendosi il naso. Il sangue si verso sul viso, colando sulla pietra sotto di lui, e gridò. Il dolore corse fino alle orecchie, e quasi non si accorse che uno studente stava tremando in cerca di aiuto.
***********************************************************************************************
Hermione si incupì; fissava frustrata il libro delle Pozioni. Per la prima volta da come ricordava, davvero non aveva capito cosa aveva letto. Non importava se il linguaggio fosse Arcaico oppure Testo Nero. Poteva superare certi ostacoli. No, quello che non capiva era cosa stesse sbagliando. Aveva provato la prima pozione del libro all'inizio dell'estate, e quando aveva fallito aveva dato la colpa all'aver capito male qualcosa. Così si era copiata diligentemente il testo del libro, scrivendo chiaro e leggibile. Poi ci aveva riprovato, e riprovato ancora. Al terzo tentativo, si era fatta una lista per controllare ogni passaggio, e l'aveva provata ancora. Qualsiasi cosa facesse, il colore era un disgustoso magenta invece del rosso lampone che avrebbe dovuto essere. Non osava provarla senza una Medistrega competente al fianco, che le avrebbe Così, dopo il Banchetto della Prima Sera, mentre gli altri studenti si preparavano per il letto, aveva deciso di sgusciarsene nell'aula delle Pozioni e provare lì. Trenta minuti di distillazione, ed era finita col solito color Magenta che aveva sempre ottenuto.
Frustrata oltre ogni limite, e determinata a voler scoprire cosa non andasse, anche se voleva dire punizione, prese il libro e un campione del liquido, e si diresse verso le stanze del Professor Snape, nel sotterraneo. Se qualcuno avesse potuto spiegarle, era lui, e Hermione non era dell'idea di permettere alla sua antipatia per l'insegnante di separarla dalla conoscenza.
Aveva appena raggiunto l'ultima rampa di scale quando lo trovò, con le vesti nere che si ammucchiavano sul corpo che tremava. Lui gridò, senza averla vista, e lei intravide sangue scuro e denso che gli colava dal naso. Lo stomaco si ribellò a quella vista, ma represse la nausea, e gridò in cerca di aiuto prima di rendersi conto di essere lei l'aiuto, l'unica che era possibile trovare a quell'ora in giro per i sotterranei.
"Professore?" chiese, facendo una smorfia appena lui prese a strisciare per la sale, senza averla sentita. Si guardò attorno, con le lacrime che colavano dagli occhi, e la vide. "Pomfrey." La parola aleggiò tra loro, roca e strascicata; non era questa la sua vera voce.
Per un momento, Hermione non comprese. Mentrelo fissava, lui gemette, crollando di nuovo. E poi andò a posto. Lei cercò la bacchetta e nel farlo versò la fiala di pozione che aveva in mente di mostrargli. Il fluido Magenta sibilò quando schizzò sopra la traccia di sangue che aveva lasciato Snape, disgregando il pavimento. Hermione rantolò, poi forzò la mente a tornare su Snape Puntandogli la bacchetta dritta addosso, disse, "Petrificus Totalus".
Snape si irrigidì, spalmandosi sul pavimento con un tonfo degno di un'asse.
"Mobilicorpus," lo fece risollevare a mezz'aria, e fluttuarle dietro mentre si avviava rapida in infermeria. Quando si guardò indietro e decise che quell fluttuare era troppo lento, lanciò ancora una volta "Accelerare!" Il fluttuare accelerò, e subito riprese la sua corsa a rompicollo.
****************************************************************
"Madama Pomfrey!" gridò Hermione, precipitandosi nell'Infermeria, con la sagoma immobilizzata di Snape che scivolava a mezz'aria dietro di sé. Sentì il rumore di diverse ossa che si rompevano durante il percorso, e ne fu terrificata.
Poppy Pomfrey sentì il tono agitato, e si affrettò. Quando Hermione la vide, fu davvero sollevata. "Madama Pomfrey . . . Grazie a Merlino! E' il Professor Snape, Madama. Qualcosa non va con lui, e non so cosa!"
Hermione si voltò, diresse il suo impeto magico verso un letto e si assicurò che Snape fosse sdraiato a dovere, prima di rimuovere l'incantesimo. Quando la bocca di Snape potè muoversi, la prima cosa che udirono fu un grido roco di dolore. La Pomfrey saltò su allarmata, e Hermione la seguì, affrettandosi verso il Professore e prendendogli la mano. L'idea che quello fosse il suo odiato Maestro delle Pozioni l'aveva lasciata. Tutto quello a cui riusciva a pensare adesso, era che, chiunque fosse, aveva addosso molto dolore e lei in qualche modo doveva aiutarlo. Voltò gli occhi terrorizzati verso Madama Pomfrey, che indugiava piano, esaminandolo. Appena raggiunse la vita, Snape sibilò due parole. "Pozione Liquefiere".
Hermione sollevò gli occhi su Madama Pomfrey, che era diventata bianca come la porcellana. Mentre Snape ripiombava nella sofferenza incosciente, Madama Pomfrey si affrettò all'armadio dei medicamenti. Tirò fuori la bottiglia dello Skele-Gro, poi ci aggiunse quattro o cinque pozioni prima di tornarsene al letto. Estrasse la bacchetta, e incantò tutte le ossa del corpo di Snape, poi gli cacciò in gola una pozione liquida, verde-grigia. Snape ingollò, ma quella parve essere l'ultima delle preoccupazioni della Pomfrey.
Snape si rilassò subito, chiuse gli occhi, Hermione non si mosse dal suo fianco. Ancora gli teneva la mano, che ora le sembrava una borsa di gomma che stesse pulsando. La mancanza di ossa le diede l'impressione che la mano fosse viscida. Madama Pomfrey non si preoccupò di spiegarle cosa stesse accadendo. Era troppo concentrata sul suo paziente. Non avrebbe nemmeno chimato Dumbledore, fino a quando Snape non si fosse stabilizzato. L'unica cosa che faceva credere a Hermione che Snape fosse relativamente al sicuro, fu il fatto che Madama Pomfrey lo avesse lasciato per mandar un gufo a Dumbledore.
Hermione posò la testa sul letto, la mano di Snape ancora tra le sue. Lottava duro per restare forte e non piangere, ma avrebbe così tanto voluto cedere. E doveva ricordare il nome della pozione che Snape aveva detto d'aver preso. Diede per scontato che avesse preso quella, visto che Madam Pomfrey ne aveva usate così tante. Se lui si stava curando, Hermione pensò che avesse preso solo la pozione che aveva nominato.
Quando alla fine rialzò la testa, Hermione trovò Dumbledore che la sovrastava, e la guardava con un piccolo sorriso. "Ah, mia cara. Mi dispiace che hai dovuto assistere a tutto qusto," le disse dolce, sedendo davanti a lei. Snape era sempre svenuto, e Hermione fece come per lasciargli la mano. Ma Dumbledore la fermò prima che potesse far altro che piegare appena le dita. "Immagino che Professor Snape anche adesso riceva conforto dal tuo tocco, Signorina Granger," le disse ancora. Hermione annuì, e si rimise come prima. Dopo un attimo, Dumbledore sedette nel letto opposto al suo. "Madama Pomfrey mi ha detto che il Professor Snape ha preso una Pozione Liquefiere. E' quello che hai sentito pure tu?"
Hermione annuì, e poi riprese voce. "Sì, Preside. Però non so che cosa è!"
Dumbledore si carezzò la barba pensieroso e poi cennò. "E' una pozione oscura, e può essere realizzata solo da un vero Maestro delle Pozioni." Dumbledore si allungò, e spostò via I capelli dalla faccia di Snape. Nella sua preoccupazione, Hermione non aveva nemmeno fatto caso al piccolo dettaglio. "Madama Pomfrey lo ha salvato in tempo, signorina Granger, ma la battaglia non è finita. Avrà bisogno di riposare a letto, e di qiuete , mentre guarirà."
L'aveva capita, alla fine. "Mi stai chiedendo di tener lontani Harry e Ron mentre Snape sta qua?"
Dumbledore rise. "Harry riesce a tirare fuori il peggio dal Professor Snape, vero? Ma no, non è quello che ti sto chiedendo, signorina Granger. Non posso farci nulla, ma ho notato come ti affannavi per il Professor Snape. Oso prendere questo come segno che sei pronta ad agire con maturità ?"
Hermione si raddrizzò e annuì lenta. Il sorriso di Dumbledore divenne accecante. "Allora mi piacerebbe che tu aiutassi il Professor Snape a guarire. L'unica cosa che tende a ignorare," lo disse con un sorriso compiaciuto verso Snape, "è il potere dello stare in compagnia. Ecco cosa ti sto chiedendo, Hermione Granger. Vuoi venire qui dopo le lezioni, e sederti accanto a lui?" Quando lei annuì, lui sorrise. "Non sarà un compito facile, ovvio. Il Professor Snape è risaputo che resista anche alle più forti sensazioni. Potrebbe farti domande ogni momento. Ti sugerisco di chiedergli delle pozioni. Questo spesso lo calma, in qualche modo."
Prima che potesse rispondergli qualcosa, Dumbledore si era rialzato, e se ne andava alla porta. Lei fece per richiamarlo, ma li si voltò prima che potesse aver aperto bocca e buttato fuori un breve squittio. "Ovvio, potrei chiedere ad altri di compiere tutto questo. "
La guardò per un lungo istante e lei ci pensò su. "Per favore, signore… sarò più che felice di dedicargli le ore tra la lezione e il coprifuoco." Vide gli occhi di Dumbledore ammiccare. "Mi sento in una qualche misura responsabile per lui."
"Sì, certo. Spesso succede così, quando una persona generosa salva la vita di un'altra."
Hermione tremò all'ammissione di Dumbledore, incerta su cosa dire. Alla fine, a malapena fece un'altra domanda. "Signore? Per quale motivo, in primo luogo, ha preso la pozione?"
"Ah, questo è un racconto che lascio al Professor Snape . E, devo suggerirti che la vera ragione per cui lui è adesso qui , non deve uscire oltre noi tre? Preferirei meno lontano dei signori Potter e Weasley." Il cenno più solenne rispose per lei. "Ora devo andare. Manderò la Professoressa McGonagall a darti il cambio, insieme con il Professor Vector, per accompagnarti a letto."
****************************************************
Per Hermione, il peggiore giorno della convalescenza di Snape fu il primo giorno dopo il colloquio con Dumbledore. Snape era ancora immobile e del tutto incosciente - un fatto positivo, agli occhi di Madam Pomfrey. Gli aveva risparmiato i tre giorni terribili del processo della Skele-Gro. Ma per Hermione, che s'era scordata di portarsi una qualsiasi cosa con cui distrarsi, fu una veglia silenziosa, che le destò paure. Poteva essere Grifondoro, ma Hermione stringeva ancora la forma floscia del corpo davanti a lei, un corpo che pulsava in alcune zone e che ogni tanto si gonfiava mentre le ossa tornavano in sede. La maschera di gomma di un volto fu la prima cosa a andare a posto, appena riebbe il teschio. Questo aiutò Hermione a guardarlo. Aveva visto mostri di ogni tipo nel Mostruoso Libro dei Mostri, ma nulla eguagliava un corpo vivente privo di ossa. La mano che stringeva ancora pareva viscida per la sua immaginazione, e da quando la prima sera di veglia fu trascorsa, la pelle di lei era secca perché l'aveva lavata a lungo pur di scacciare la sensazione di quella mano. Quando tornò alla sala commune Grifondoro quindici minuti prima del coprifuoco, Ron e Harry con ansia attesero spiegazione di dove fosse andata. Lei li ignorò, era troppo sfinita emotivamente per venir fuori con una scusa plausibile. Si trascinò ai bagni prima di andare a letto, poi vi crollò. In pochi istanti era addormentata, e tutta la notte sognò di un uomo di gomma che la inseguiva per i Saloni di Hogwarts.
La Forza della convonzione 2
*****************
Dopo tre giorni, la veglia divenne più confortevole. Hermione aveva mandato un gufo ai suoi per chiedere uno zaino, che usava per portare libri, matite e un quaderno dentro l'Infermeria. Quando prendeva appunti, preferiva assai le matite ai pennini che utilizzava per il normale compito di scuola. E il suo quaderno era pieno di carta a righe, altra cosa che aveva richiesto ai genitori. I libri che se li era portata dalla biblioteca, ma la ricerca non era davvero facile. Il grosso dei libri che avrebbe voluto necessitavano del visto di un insegnante. Ma non aveva avvicinato nessun insegnante. Piuttosto, aveva capito da quel che aveva trovato, che la procedura per mescere la pozione era parecchio oscura. Nelle migliaia di libri della Biblioteca di Hogwarts, solo tre nominavano la pozione, e dei tre, solo uno andava nei dettagli.
Pozione Liquefiere - una pozione davvero pericolosa. La produzione di questa pozione è fuorilegge a meno no ci sia uno speciale permesso. La pozione stessa è difficile da distillare. In pratica, non può essere creata se non da un Maestro delle Pozioni. Tra i suoi ingredienti c'è l'altamente velenoso aconito e pietra di Bezoar.
Hermione non era proprio certa di cosa fare della nota, ma posò da parte il libro, e sperò di discutere la sua scoperta col Professor Snape, quando finalmente si fosse svegliato. Nel frattempo, dispose la mente ad apprendere qualsiasi notizia avesse potuto trovare sull'argomento. Durante questi primi giorni, insieme alla Professoressa McGonagall, che sorvegliava il riposo notturno di Snape, Hermione divideva il compito di vegliarlo con Trelawney. La svolazzante donna aveva ceduto il posto brontolando, quando Hermione si era avvicinata dopo la lezione, e Hermione aveva atteso finché non se ne fosse andata, poi aveva riposto il ciondolo in un cassetto del comodino, decisa a dire la cosa alla Professoressa McGonagall quando le avesse dato il cambio quella sera.
Al quinto giorno, ben dopo che la Skele-Gro aveva finito di produrre isuoi miracolosi effetti, Snape si destò. Non fu una reazione improvvisa. A dispetto delle paure di Hermione, non saltò fuori dal letto gridando. Piuttosto, lei appena alzò gli occhi da un paragrafo del libro, e scoprì che la stava guardando. "Professor Snape, ti sei svegliato," disse, poi dentro di sé sospirò pensando a quanto era superflua una simile affermazione.
Snape, tuttavia, non fece commenti biliosi. Annuì, lasciando Hermione a riflettere su cosa dire dopo.
"Ti, uh, ti ho trovato nella sala." Ancora una volta, un cenno, freddo e solenne. Hermione dondolò sulla sedia,a disagio. "Madama Pomfrey dice che potresti provare un occasionale dolore nelle ossa, nei prossimi tre mesi. Ha incantato il tuo intero scheletro e ti ha dato parecchie dosi di Skele-Gro. C'erano parecchie altre pozioni insieme, ma non avevano etichette, ed ero troppo terrorizzata per chiedere."
Un sopracciglio sollevato salutò la sua ultima affermazione, e poi Snape aprì bocca. Quando parlò, la voce era cupa, sebbene parlasse di qualcosa di preciso. "Un Grifondoro che ammette di essere impaurita? Che cosa interessante."
Le parole al vetriolo calmarono l'animo di Hermione. Se era capace di essere caustico, allora era lo Snape che conosceva e odiava. "Ho potuto sentire le tue ossa frantumarsi per tutto il cammino verso l'Infermeria! Ovvio che ero spaventata. Non avevo idea di cosa ti fossi fatto e perché. E non sono Maestra di Pozioni. Non avevo la minima idea se il danno poteva essere riparato. E madama Pomfrey non mi ha detto niente. Mi ha ignorata del tutto. Non c'era nessun altro qui!"
Snape deglutì alla vista delle gocce che scivolavano lungo le guance di Hermione, ma si incupì. Quando parlò di nuovo, la voce era chiara. "Ricomponiti, signorina Granger. Son tempi duri per gli isterismi."
Il gelo della sua voce la calmò. Non voleva che Snape vedesse oltre la sua preoccupazione.
"Sto abbastanza bene, sebbene di certo mi occorrerà un po' per recuperare. Sei libera di tornare alla tua stanza."
"Oh, no," disse scotendo forte la testa, "Il Professor Dumbledore ha detto che posso stare con te, e io rimango!"
Snape sospirò, sprofondandosi ancora di più nei cuscini. "Come desideri, signorina Granger . In ogni caso, troverai difficilmente in me un bravo conversatore, così ti suggerisco di tenere i tuoi tentativi al minimo."
Qualcosa della sua voce catturò l'attenzione di Hermione, che ignorò l'orgoglio ferito per un attimo, e scrutò il suo viso. Comprese quanto lui fosse sfinito, dolorante, e terrorizzato. La paura la attraversò e si schernì con le parole.
"Come desideri, Professore. Se vuoi parlare, io ci sono." E tornò a leggere il libro, fissando assente le parole mentre rifletteva su quanto aveva visto nei suoi occhi.
************************************
Severus Snape ci mise solo due giorni di misera costrizione in un letto per determinare quanto gli mancassero le sue infrequenti conversazioni con la Facoltà e gli studenti. Data la sua tendenza verso mete solitarie quali leggere e mescere pozioni, non si era mai atteso di desiderare di parlare con un'altra persona. Ma adesso si trovava a soffrire pur di parlare. La mattine erano particolarmente dure. Di certo, Sybil Trelawney era alquanto sfinita quando lui sava meglio. E quando stava male, era parecchio insopportabile. E quando si era lamentato con Dumbledore durante una delle visite giornaliere del Preside, questi aveva fatto un sorriso compiacente e si era detto d'accordo che la Trelawney a volte potesse essere un poco.. eterea. Le notti con Minerva McGonagall erano molto meglio. Sebbene non fossero mai andati tropo d'accordo, rispettavano a vicenda le loro capacità, e sul lavoro era facile conversare. Snape sentiva quasi un poco di vergogna che la McGonagall fosse così mediocre in Pozioni. Se solo avesse condiviso quell'interesse con lui, facilmente se ne sarebbe innamorato. Aveva una mente acuta e un carattere determinato che calzava con il suo.
Mentre giaceva nel letto dopo che se ne era andata per la notte, ci pensò di nuovo. Innamorarsi mentre era ancora sotto la mano di Voldemort era qualcosa di difficile da desiderare. Se Voldemort avesse scoperto il suo amore, lei sarebbe vantata un ostaggio dell'Oscuro Signore, soggetta ai suoi capricci e trattenuta per ostacolare i piani del suo amante.
I periodi che contorcevano la sua mente erano i pomeriggi. La signorina ranger aveva dimostrato una sorprendente tenacia nel ritornare al suo letto ogni pomeriggio. Ogni volta si portava i libri in uno zaino che non portava mai alle lezioni. E. a parte l'offrirgli qualcosa da mangiare o da bere, non gli parlava se non era lui ad iniziare. E dopo giorni di quel trattamento, fu lui a spezzare il silenzio, bisognoso di compagnia. "Cosa stai studiando, signorina Granger?" le parole erano asciutte ma non glaciali, e la guardò sollevare la testa.
Lo fissò un istante e poi parlò con voce ferma. "La Pozione Liquefiere."
Snape poté avvertire il sangue lasciargli la faccia, e lottò per far rimanere asettica la sua espressione. "E perché mai studi un simile argomento?" il tono era basso, pericoloso, come seta scura che copre un pugnale avvelenato. La sua copertura poteva venire scoperta ma poteva sincerarsi che nessuno lo seguisse nelle Arti Oscure. In modo particolare quanti non erano portati per certe cose, come i Grifondoro.
"A causa tua," iniziò senza problemi, ondeggiando e guardando di nuovo il libro. "Per quanto posso dire, hai preso quella pozione, ed era quella che ti stava uccidendo. Avrebbe senso, dando fede a alcune descrizioni che ho letto. Ecco perché Madama Pomfrey ti ha rimosso lo scheletro. Era troppo danneggiato per essere curato anche da lei. E così, cerco di immaginarmi perché tu hai preso quella roba. Non è facile, nemmeno," proseguì ignorando lo sguardo stordito, "Non riesco neppure a trovare una lista completa degli ingredienti."
A Snape occorsero minuti per recuperare la voce. "Non la troveresti. Non qui. È una pozione troppo pericolosa perché se ne stia a giro in una scuola. Molti dei suoi ingredienti sono assai velenosi," disse, solo pre sentirsi interrompere.
"Sì, ma il bezoar dovrebbe guarire il grosso dei veleni, sbaglio?"
Aveva fatto il compito, doveva riconoscerlo. Era riuscita a trovare l'unico libro della scuola che avesse una noticina su quell'ingrediente particolare. E sapeva per certo che quel libro, che non era racchiuso nella sezione riservata, era difficile da trovare. "Sì," disse riluttante. "Ma cosa succederebbe, se non cura gli effetti sul corpo fisico… Potrà neutralizzare il veleno, ma non la conoscenza della mente di questo. In alter parole, il corpo inizierà a decadere a causa di veleni che non sono più in circolo, se la mente è convinta che ci stiano."
Gli occhi di lei si spalancarono, "Capisco.." mormorò guardandolo.
Aveva discusso su come non dirglielo. Aveva discusso sul mandare un gufo alla bibliotecaria per avvertirla che Hermione Granger non doveva poter consultare libri della sezione riservata sulle pozioni, a meno che non avesse il suo visto. Ma in qualche modo, sospettò che Dumbledore volesse trovare un modo per distruggere la piccola annotazione prime che potesse raggiungere il suo bersaglio designato. Se il Preside aveva una colpa, era l'accondiscendenza nel concedere. "La pozione è una cura per la Cruciatus," disse di malavoglia,e proseguì prima che potesse fera altre domande. "Usando la pozione come focus, la Pozione Liquefiere costringe il dolore a prendere forma fisica. La pietra di bezoar neutralizza gli stessi veleni, ma dal momento in cuio agisce, il dolore è già scivolato nel corpo materiale, e ha iniziato il lento e debilitante compito di distruggere il fisico pezzo per pezzo. Inizia con le ossa, spezzandole oltre ogni capacità di riparazione dei Babbani. Ecco perché è raccomandato di avere una medistrega alla mano. La Medistrega può fare cose che i Babbani e gli stregoni stessi possono solo sognarsi di fare."
Hermione si incupì. "Ma non avevi una Medistrega alla mano! Eri nel sotterraneo!"
"Sì, ero lì" ammise semplicemente. "Credevo che avrei avuto abbastanza tempo per raggiungere l'ospedale prima che la pozione agisse. Mi sbagliavo, l'avrai notato." Lottò assai duro per mantenere un tono distaccato. "Dalle ossa, la pozione passa a devastare i maggiori organi della vittima. Il decadimento è, ovvio, assai più rapido di quanto non ci si attenda. Da quando il processo è terminato. La vittima è di solito morta, così il rimanente tracollo fisico, che prosegue indisturbato, ma a nessuno più importa."
"Capisco," disse Hermione.
Snape ricadde sui cuscini, sorpreso per quanto si sentisse stanco.
"Un'altra domanda," proseguì lei, e Snape soffocò un sospiro. Era stato quello che aveva dato il via alla conversazione, non doveva lamentarsi. "Sei stato attaccato dai Mangiamorte?"
Snape di botto si raddrizzò, fissandola. Non si preoccupò di nascondere lo sguardo angosciato, sebbene si costringesse a non afferrarla per il collo e chiederle di non usare più quelle parole. "No, non proprio," disse dopo un momento, e Hermione annuì.
Guardando in basso pensò di spiegarle l'intera situazione per qualche attimo, poi ricadde ancora una volta sui cuscini, con gli occhi chiusi.
***********************************************************
Quella notte, dopo che Minerva ebbe sostituito la signorina Granger al suo fianco, Snape straparlò. Mugugnò sul suo ruolo nella guerra e su cosa sarebbe successo ai Luminosi, ma assai più scavò su quella deduzione della signorina Granger su chi lo avesse attaccato. C'era andata proprio vicina, facendo chiedere a Snape quanto in realtà sapesse del suo passato, e come fosse venuta a saperlo.
Minerva parve rendersi conto che aveva pensieri per la testa e così mise su una scacchiera magica senza dirgli una sola parola. Lui giocò come minimo senza metterci la testa. L'unica cosa che trattenne i suoi pezzi del gridargli per tutti i suoi errori era il fatto che li avesse allenati così bene. Dopo quattro partite silenziose, Snape si riadagiò sui cuscini, esausto. Minerva cennò, richiuse la scacchiera e con cura ripose entrambi i set di scacchi nelle loro scatole. La cena passò senza che entrambi se ne accorgessero. Il cibo era buono come sempre, ma la testa di Snape non ci fece caso. E dopo che ebbe cenato e Madama Pomfrey gli ebbe lanciato un incantesimo per pulire la sua persona e gli abiti, Snape si sdraiò, preda dei brutti sogni. Erano l'unico tipo di sogno che ancora avesse, comunque. Da tempo era abituato. Sebbene non fosse mai riuscito a imparare come cambiare i suoi sogni, aveva fatto un gren lavoro, riuscendo ad ignorarli.
Ma in qualche maniera, durante il percorso, aveva scoprto che quei ricordi, in realtà, potevano fare male. Il dolore era qualcosa di più che fisico, poiché non c'era una cura. Come per la Curuciatus, esisteva solo nella sua mente, e aveva il potere di torcere la sua intelligenza in pazzia. I ricordi delle imprese passate non potevano venir curate dalla pozione Liquefiere. L'unica cura per sé risiedeva in un incantesimo a cui mai si sarebbe sottoposto volontariamente, anche se era capace di lanciarselo addosso. Sarebbe dovuto andare da Ollivander's presto, per comprare una nuova bacchetta. e poi, avrebbe dovuto trovare un modo per far ripagare a Malfoy l'aver rotto la sua precedente bacchetta.
Guardò Minerva correggere i compiti, e si scoprì un sorriso sepolto dentro. Come minimo, non avrebbe avuto la noia di quell'incombenza per alter tre settimane. Con quell pensiero felice saldo nella mente, si lasciò scivolare nel sonno. L'ultimo suono che sentì fu un sospiro scontento di Minerva.
**********************************************************
"Buon pomeriggio, Professor Snape," disse Hermione il giorno dopo, posando la borsa con i libri.
Sembrò chiacchierona alle sue orecchie, il che gli suggerì che certo aveva un secondo fine. Si chiese se intendeva provare a far conversazione ogni giorno, ma dopo un istante decise che sarebbe stato un cambio gradito al silenzio in cui aveva passato iprimi giorni.
"Sono stanco," disse, ignorando il tono vellutato della sua voce. Come poteva una persona passare nove ore costretto a stare con la chiacchierona Sybill Trelawney e restare sano di mente, diciamo anche sorridente, era troppo per lui.
"La professoressa Trelawney mi ha detto che avrai una brutta giornata," fece notare Hermione, versando una tazza di acqua per entrambi .
"Lo ha letto nella tua mano, o davvero sta attenta a come ti senti?"
Gli porse la tazza, e lui scrutò il liquido chiaro all'interno, pensieroso. Gli era sembrata piena di amarezza. Pensò alla sua risposta per qualche minuto prima di parlare. "Sospetto sia una cosa doppia. Oggi non ho passato il momento migliore, e la Professoressa Trelawney ha come enfatizzato il male, dafarlo apparire ancora più traumatico." Una lieve smorfia divertita rispose alla sua osservazione. La guardò con attenzione, appariva a suo agio con lui più di quanto non lo fosse mai stata prima. Deciso a mettere alla prova quanto fosse a suo agio, e allo stesso tempo informarla sul genere di informazioni con cui avrebeb dovuto confrontarsi per le prossime tre settimane, andò più nei dettagli con i fatti di quel giorno. "Madama Pomfrey ha scoperto che il grosso dei miei organi vitali aveva iniziato a sciogliersi prima che potesse somministrarmi il contro veleno. Verrò costretto a letto per buona parte del prossimo mese, e anche se non a letto, sarò confinato in infermeria." Hermione annuì. "Madama Pomfrey dovrà togliere le parti degli organi che sono troppo rovinate per funzionare, e dovrà aiutarmi a rigenerare."
La studentessa dalla chioma cespugliosa inghiottì disgustata, ma annuì ancora. "Ovvio. Posso fare qualcosa per aiutarti in questo periodo ?"
"No. sarà un processo lungo e doloroso, e la cosa migliore che potrai fare e assicurarti di non essere in zona ed essere soggatta al mio men-che-amabile carattere, dopo ogni sessione di cura." Come ebbe detto ciò, le vide stringere la mascella e gli occhi le si incupirono.
"Nessuno dovrebbe essere solo e passare una simile situazione, Professor Snape." Sembrava fosse la sua ultima parola sull'argomento, poiché lei cambiò discorso con l'intenzione di trattenerlo dal poter pensare di avere ragione. Parlarono un po' del tempo e dello stato della sua aula di Pozioni prima che lei dirigesse la conversazione a un nuovo attacco. "Hai detto che i Mangiamorte non è che ti hanno proprio attaccato." Le parole di lei erano taglienti e dirette al sodo; lo colsero del tutto a guardia abbassata. Non rispose mentre lei proseguì. "Ti sei sottomesso a loro? E' questo quanto è successo?"
"Mi sembra proprio, signorina Granger, che tu abbia una scena in mente, che credi sia accaduta. Chi sono per sconfiggere la forza della tua immaginazione?"
Lei si incupì. "Non è questione della mia immaginazione, Professore," proseguì controbattendo, arrabbiata. "E' questione di cosa è accaduto davvero! Ti hanno minacciato? Lo sai chi erano?"
"Cosa intendi fare di questa informazione, signorina Granger? Riferirla al Ministero della Magia? Ti assicuro che loro sanno di già. Dirlo ai signori Potter e Weasley? Che diritto hanno di conoscere della mia vita privata?" ebbe una soddisfazione sadica dall'idea che lei sgusciasse tra le domande. Prima che lei potesse fare di più che sbuffare, comunque, proseguì. "O forse hai una meta meno nobile, signorina Granger. Ma quale può essere?"
"Non ho secondi fini per questa informazione!"
"Soltanto vuoi sapere tutto di me," strascicò le parole, sardonico. "Qualsiasi cosa puoi credere della nostra situazione, posso assicurarti che non sei più di una studentessa, qua dentro, e io sono il tuo insegnante. Non hai diritto di avere informazioni della mia vita privata, e non ho interesse a fornirti certe notizie."
Avanzò verso la finestra, fissando i campi della scuola mentre lui la guardava. Stava controllando con la volontà la respirazione - cercando di starsene controllata, sospettò lui. "Signorina Granger," le disse, dopo qualche minuto di silenzio. La testa della ragazza si voltò appena, unico segno che lo avesse sentito. "Ti assicuro che il tuo indugiare non mi indurrà più a dirti della mia vita, non più di quanto può fare il tuo caratterino." Si godette una cupa delizia nel modo in cui le caddero le spalle. Il resto del pomeriggio trascorse senza una parola tra i due.
*************************************
Una settimana passò in un pesante silenzio tra Snape e Hermione. Non voleva che lei gli facesse alter domande inquisitorie, e lei non voleva lasciar cadere del tutto l'argomento. E così si focalizzarono entrambi sulle loro mete, entrambi leggevano in silenzio, ogni giorno. Snape notò che Hermione stava ora focalizzando i suoi studi sulla Cruciatus. Apparentemente, le poche lezioni che aveva sperimentato sotto il discutibile insegnamento di Crouch non le erano bastate. Stava facendo ricerche non solo sulla maledizione, ma anche su ogni documentazione di come veniva vissuta. Si chiese, in modo vago, se sarebbe passata abbastanza sopra alla sua offesa, da chiedergli la sua propria interpretazione dell'incantesimo.
Le occorse una settimana buona per spezzare il silenzio, ma le parole furono precise e dirette. "Come sembra?"
Non le occorse specificare a cosa si riferisse. Entrambi sapevano che si stava riferendo alla Cruciatus. Rimase zitto per qualche attimo, cercando di scegliere il modo adatto per descrivere l'incantesimo. Non pensò nemmeno un attimo di non risponderle. Non era una faccenda privata, e lui era di certo una delle poche persone al mondo ad essere sopravvissuto all'incantesimo protratto per così tanto tempo. E d'altra parte, ammirava una mente sveglia quando chi la possedeva non faceva confusione alle sue lezioni. "E' doloroso," iniziò lentamente, ignorando lo sguardo infastidito che le attraversò la faccia alla sua piuttosto scontata affermazione. "Inizia come dolore del tutto mentale, qualcosa di equivalente a una forte emicrania. Da lì, comunque, si sparge per tutto il corpo, e non lascia una sola parte, sebbene lasci una sensazione fantasma, momentanea, di essere collegata al corpo. Occasionalmente, può esserci il desiderio di procurarsi ancora più dolore," notò assente, concentrato nel cercare di ricordare esattamente quanto aveva provato. "Il desiderio nasce dall'idea che un dolore possa farti scordare di un'altro, per un po'. Ci sono stati casi in cui le vittime arrivavano a spezzarsi le ossa nel tentativo di allontanare il dolore della Cruciatus."
"Lo hai fatto, in effetti," cennò leggera Hermione, e sembrò meno inorridita di quanto lui non si sarebbe atteso. La guardò tagliente. "Ho visto le ferrite, ed ero lì mentre Madama Pomfrey si prendeva cura di te… le ossa che avevi rotto… le uniche ossa che non era facile per te spezzare."
"Le dita dei piedi erano abbastanza facili da spezzare, signorina Granger, ma sei corretta. La Pozione Liquifiere ci pensò al posto mio, ed essendo stato soggetto alle Arti Oscure in più di un'occasione nel passato, posso assicurarti che ho una notevole forza di volontà per quelle cose. Puoi ricondurla a determinazione e familarità."
"Determinazione," disse lei, sorridendo un poco nonostante il suo essere cupo. "E' un tratto Grifondoro." Le sue parole erano ovviamente mirate a stuzzicarlo. Non ci vide altro motivo per una simile affremazione.
"Veramente, il tratto della costanza di solito va ai Tassorosso. Credo che i Grifondoro siano benedetti da cieca e indiscussa lealtà, non importa quanto sia pazza la persona a cui sono leali."
Lei si incupì a un simile riassunto del modo d'essere della sua casa. "Beh, allora, i Serpeverde? Quale è il loro tratto più distintivo?" Fece una pausa abbastanza lunga da consentirgli di parlare, e poi lo interruppe prima che avesse la possibilità di parlare. "E' la vostra predilezione per le Arti Oscure?"
Le parole di lei erano una chiara sfida, e nemmeno una che potesse ignorare alla leggera, a dispetto del non volersi impegnare in una lotta tra Case prima di cena. "No, signorina Granger. A dispetto dell'analisi superficiale dei signori Potter e Weasley, la nostra Casa non ha maggiore propensione per le Arti Oscure, non più di ogni altra Casa ad Hogwarts. Per la maggior parte, il tratto che il Cappello Parlante evidenzia per scegliere una persona è il pragmatismo. Noi siamo realisti, signorina Granger."
"E' per quello che non ti sei arreso e hai lasciato che la Cruciatus ti prendesse, Professor Snape?"
Le sue parole così calme lo sorpresero. Di derto si era persa proprio a cuore una simile breve conversazione. Si chiese cosa avrebbero detto Potter e Weasley quando, una prossima volta, avrebbe difeso la Casa Serpeverde, la prossima volta che avessero preso in giro Malfoy. "No, signorina Granger. Io non mi arrendo solo perchè non posso arrendermi e lasciare che la pazzia mi sommerga." Immediatamente, stava provando rimorso per il candore con il quale aveva risposto. Scosse la testa, cercando di segnalare che la conversazione era finita, ma lei non avrebbe accettato un cenno così minimo.
"Professor Snape? Davvero pensavi di farcela ad arrivare nell'Infermeria, in tempo?" le parole andavano al sodo. Per tutta la passata settimana aveva esaminato e riesaminato i motivi per la pozione, e aveva scoperto che erano deboli. Avrebbe significato una mprte assai più rapida e straziante rispetto a quella garantita dalla maledizione, e gli aveva dato il pretesto di provare a salvarsi la vita, invece che di suicidarsi. Ma era vero? Aveva davvero creduto di potersi salvare? Si era arreso senza nemmeno volerlo ammetere? "Sì, signorina Granger," disse alla fine, sebbene sapesse di mentirle. Non lo credeva davvero con certezza. "Davvero pensavo di farcela in tempo per essere curato. E siccome ho avuto bisogno di aiuto, sono in debito con te per il tuo soccorso." Disse le ultime parole indugiando. Era in debito con lei, ma non significava che la cosa gli piacesse.
Lei scosse la testa. "No. E' qualcosa che chiunque avrebbe fatto per te, non importa quale fosse il suo rapporto con te. Era solo.. la cosa giusta."
Lui le alzò le spalle. "Questo è un sentimento molto Grifondoro, signorina Granger. E ti assicuro, non ho interesse alcuno per il sentimentalismo Grifondoro. Per favore, evita in avanti certi ritornelli."
Lui sbattè le palpebre, sedendosi. Il movimento fu troppo affrettato, e lo stomaco protestò immediatamente. Afferrò la bacinella al lato del letto e liberò lo stomaco dagli acidi che lo avevano attaccato così malamente, e poi sollevò lo sguardo su di lei. I connati a vuoto erani stati un evento doloroso e lungo: Hermione era in piedi davanti a lui, e gli porgeva un asciugamano umido. In silenzio, lo prese, lo usò per rinfrescarsi la testa e il viso prima di passare alla bocca. "Signorina Granger, quella parte della mia vita non è al momento aperta per venire esaminata. Hai delle domande a cui desideri risposta, o stai cercando di passare il tempo dissezionando la mia esistenza?"
"Voglio comprenderti, Professore," ammise con troppa facilità. Voglio capire come sei riiuscito a raggiungere abbastanza controllo sulle Arti Oscure, da poterle trattare con tanta facilità, e perché lo fai. E' solo che… vorrei capire tutto."
Le sue parole imploranti gli ricordarono in modo "Sì, immagino che potresti," ammise a malincuore. "Come parecchie persone che studiano per natura, signorina Granger, semplicemente non riesci a capacitarti del rimanere ignorante." Ignorò il sorriso che sbocciò sulla sua faccia alle parole <persone che studiano per natura>. "Comunque, mi rammarico di informarti che nel tuo caso, la curiosità resterà insoddisfatta. Non ho intenzione di descrivere la mia esistenza così che tu possa studiarla. E messa così, devo anche notare che la tua domanda sconfina nell'impertinenza, e ti consiglio di trattenerla in futuro, a meno che non voglia vedere punti sottratti alla Casa dei Grifondoro." Lui guardò gli occhi di Hermione sgranati, e i suoi si sbarrarono. "Cosa c'è, signorina Granger? Che idea di me del tutto fuori da quello che sono hai, se solo averti fatto questa richiesta ti ha messo in subbuglio?"
Lei si riscosse dal silenzio stordito. "Mi hai avvertito, prima di togliere punti. E… sembravi davvero in qualche modo dispiaciuto di non volermi dire tutto," rispose pronta. "Di solito non sei così caritatevole."
Maledicendo generazioni di passati stregoni, si incupì parecchio. La consapevolezza di non essere un uomo piacevole non era niente di nuovo, e non se ne preoccupava più. Ma il fatto che avesse lasciato cadere la sua mascherata crudele per un solo istante, quando aveva creduto di rivedere in lei trace del suo passato, lo aveva sconvolto assai. Pensò per un istante di spiegarsi prima di decidere che, come minimo, era pazzesco. "Allora ti consiglierei di smettere di mettere alla prova la mia pazienza, signorina Granger."
Si sdraiò, chiuse gli occhi. Dopo poco, la sentì spostarsi nel tavolino, sedersi e aprire un libro. Soddisfatto poiché non lo avrebbe infarstidito oltre, si lasciò scivolare nell'oblio.
************************************************

La Forza della convinzione 3
La settimana seguente recuperò il movimento. Madama Pomfrey gli permise di fare parecchie cose da solo, e le tre persone al letto divennero sempre meno necessarie. Infatti, riuscì a liberarsi della Trelawnry del tutto, facendole una smorfia di troppo. La McGonagall era assai più cocciuta, ma non gliimportava assai della sua presenza. L'unica la cui presenza lo confondeva, era la signorina Granger. Non riusciva a immaginarsi le sue motivazioni. Una parte di lui avrebbe voluto farle domande, ma il grosso di sé voleva tenere immutata la sua persona, crudele, irritabile. Così non fece nulla. Lei non gli diede alcuna spiegazione, comunque. Giorno dopo giorni, sedeva e studiava, o facevano brevi chiacchierate senza uno scopo. Si trovò a spiegarle parecchie cose sulle sue lezioni, sia Pozioni che Difesa contro le arti Oscure. Riuscì anche a fare con lei una conversazione passabile su Incanti. Trasfigurazione era semplice. Per molti anni, aveva considerato Minerva una delle poche amiche che avesse, e molto spesso si erano intrattenuti a parlare fino alle ore piccole davanti al brandy caldo.
Verso la fine della terza settimana, dopo averlo accompagnato a fare un giro nell'infermeria, Hermione lo guardò preoccupata. "Professor Snape?" gli chiese, tambuurellando la matita sul tavolino. "A quale età hai iniziato a pensare a cosa volevi essere nella vita? Intendo… a che età hai capito che volevi essere un Maestro delle Pozioni?"
Lui sollevò un sopracciglio, chiedendosi quando lui avesse incoraggiato l'esplorazione della sua vita. "Cosa mi stai chiedendo, di preciso, signorina Granger?" buttò lì, aspettandosi una giustificazione alla domanda.
Lei non lo deluse. "E' solo, stavo provando a pensare a cosa faro. Lo so che è un po' presto. Ho ancora due anni. Ma anche Ron e Harry non hanno idée chiare, e sto gurdando in cosa posso riuscire. A che serve davvero Artimanzia? Intendo, sono decente in altre cose, ma l'artimanzia mi piace davvero. Cosa altro potrei fare?"
Ci pensò un lungo minuto e poi sospirò. "Potresti scoprire, signorina Granger, che i tuoi gusti di questo anno non saranno gli stessi del prossimo. Ti suggerisco di attendere la fine del sesto anno prima di preoccuparti per certe cose. Ti assicuro che avrai abbastanza tempo di indugiare e meditare sul problema di scegliere il cammino di una vita. Per ora, la migliore cosa è limitarsi ad aspettare."
Sembrò sconvolta sulle prime, ma come le parole di lui la raggiunsero, il viso prese a rilassarsi. Aveva ragione, pensò sollevata. Poteva attendere. Non c'era gran fretta di decidere cosa fare della propria vita. Poteva soportare la frustrazione, se significava, alla lunga, aver scelto la via giusta. Inaspettato, un sorriso le illuminò la faccia, e lo ringraziò parecchio.
Lui scacciò tanta gratitudine con un gesto della mano, prima che lei potesse dar voce, e le diede un' occhiataccia. "Non ringraziarmi, signorina Granger, ti assicuro che non ti ho detto di attendere per la bontà del mio cuore. E' solo che trovavo alquanto sciocco che tu pensassi certe cose così presto. I gusti cambiano, e dovresti non essere così leggera nel cacciarti in qualcosa che ti piace sì, ma con moderazione. È molto meglio avere un lavoro che piace, perché dopo farai il lavoro volentieri."
Lei gli sgranò gli occhi. "Vuol dire che ami insegnare, Professor Snape?"
Nella mente, maledisse la mente svelte della ragazza. "Sì, signorina Granger. Mi piace insegnare agli studenti capaci. E anche mi ci metto con le teste di legno dei tuoi compagni. " Il suo sarcasmo duro la colpì, se ne accorse. Ma lei ricacciò le sue sensazioni, deglutendo con amarezza. Dovette ammettere che gli era piaciuto toglierle il tappeto di sotto i piedi, mentre stava iniziando a starci comoda.
"Immagino di essere assai sorpresa, Professore, perchè tu sei un insegnante così spaventevole."
Ha messo fuori gli artigli, balbettò dentro di sé. E non aveva più paura di usarli. Ma sarebbe stata capace ancora di parlare così svelte, dopo che avessero lasciato l'Infermeria?
"E' ovvio che non sei riuscita a mettere in atto gli insegnamenti secondari, allora, signorina Granger." Oh, quanto amava il freddo gioco delle parole che andavano e venivano. Lo poteva liberare dell'emozione velenosa innata nella sua mente, gli avrebbe permesso di affrontare la vita con la consueta maniera compassata che aveva. Non c'era nulla di meglio nella vita che n rapido tocco di malizia perversa, a parole.
"I secondari…" buttò fuori lei, pensierosa. Era consapevole che lo sguardo della sua faccia significava che si stava prendendo il suo buon tempo per dare una risposta.
Tornò al libro che la Pomfrey aveva recuperato. Era una scelta misera, ovvio, ma quando gli disse che era stato lasciato da uno studente, suppose di non avere grandi scelte in verità. Avrebbe preferito comunque, non dover leggere un libro di <azione> dove l'autore sembrava essersi introdotto per caso in un breve paragrafo. Si era letto una trentina di pagine prima che un movimento nella sua visuale periferica non lo avesse spinto fuori dalla fiction. Hermione lo stava contemplando piena di pensieri.
"Stai cercando di prepararci per il vero mondo, no?" gli chiese dolcemente.
Lui le fece spallucce. "Certo, signorina Granger, tu non hai bisogno di niente detto per te. Le tue congetture resteranno proprio quello che sono - congetture - fino al giorno in cui non sarò pronto per rivelare il mio segreto al mondo." Le parole trasudavano sarcasmo, ma lei non era ancora fuori gioco. Quanto altro gelo frustrante poteva sopportare, si chiese?
"Seriamente, allora," mormorò lei, "Deve essere così. Stai cercando di prepararci per il mondo nell'unico modo che conosci tu. Sai che ci saranno persone fuori da qui che ci odieranno e cercheranno di farci del male, e tu speri di prepararci per questo, così che non saremo distrutti quando accadrà!"
Lei si fermò quando lui fece una smorfia. "Signorina Granger, la tua opinione di me è niente altro che uno scherzo. Quando ho mai solo pensato a qualcosa di così caritatevole? Ti assicuro che non corrispondo all'idea che hai."
Per suo fastidio, lei gli sghignazzò e cennò. "Torno ai miei studi, adesso, Professore," gli assicurò blanda, sistemandosi al tavolinetto con un libro nuovo.
***************************************************************
"Ti assicuro, Minerva, sono del tutto capace di cavarmela da solo," buttò fuori Snape, fulminando con sguardi simili a pugnali diretti alla collega. Lei sorrise calma, scivolando vicina a lui mentre scendeva nelle sale del sotterraneo, con il bastone da passeggio che ticchettava contro il pavimento di pietra.
"Certo che lo sei, Severus." La constatazione riuscì solo a rendere il suo umore ancora più scostante, e le fece una smorfia. Sapeva per lunga esperienza che Severus Snape quando non era del tutto indipendente era capace di fare sbuffi a tutti, anche a Albus Dumbledore, così non se la prese. "E' bello vederti di nuovo in piedi e in azione." Le parole si scontrarono con un'altra sbuffata, e continuò a camminare.
"Madama Pomfrey ti ha richiesto di seguirmi da vicino, vero?" chiese irritato, con il bastone da passeggio che picchiava più svelto a terra, e il passo che accelerava. Incespicava ogni tanto, ma Minerva lasciava stare, e si allungava verso di lui solo se gli sembrava incapace di riagguantarsi in tempo. "Oppure potevi aver rispettato i miei desideri. Dannata donna impicciona" mugugnò.
"Ho fatto caso che ti sei avvicinato alla signorina Granger," gli disse Minerva, allontanando la mente di lui dalla condizione di indebolimento. Fu sorpresa dell'alzata di spalle che le diede.
"Stai insinuando qualcosa, Professoressa McGonagall?" chiese arcigno. Lei scosse la testa, e lui proseguì. "A differenza di te, non desidero animali domestici da compagnia per insegnanti. I miei motivi per cui le spiegai delle pozioni erano solo il risultato di un attacco fatto da una mente annoiata sul bersaglio più vicino. Non siamo, né saremo, vicini stretti."
"Lo fai sembrare come se fosse una cosa brutta, Severus. Perché non frequenti alcuni studenti? Albus mi ha detto che non fai più la spia."
"Non frequento nessuno, Minerva," disse arrancando. "E nessuno frequenta me. Non vogliono accompagnarsi con un ex- Mangiamorte, dopotutto," fece notare con amarezza. "Non gli importa delle circostanze per cui si trovò a servire Voldemort." La mano sinistra si strinse in un pugno, e tenne il braccio accostato alla persona, proteggendosi. Quando Minerva gli posò la mano sull'avambraccio, si fece cupo.
"Severus, non siamo tutti così spietati. Non potresti darci una possibilità? Certo, ci saranno persone che vedranno il Marchio e ti daranno del malvagio, ma ci saranno alcuni di noi che ti accoglieranno."
"Tu non capirai mai, Minerva," disse perverso Severus, scostandosi dalla sua presa e dirigendosi svelto verso l'infermeria. "Sono più che pieno di questa intera conversazione. Magari la prossima volta che mi accompagni o fai qualcosa del genere, fallo con la bocca chiusa."
***************************************************
"Madama Pomfrey mi ha detto che questa è la tua ultima notte in infermeria," gli disse Hermione, posando lo zaino.
Snape annuì silenzioso.
"Immagino che sarai ansioso di tornartene al sotterraneo, vero? Voglio dire, è la tua casa, no?"
"Sì, signorina Granger," disse fiero, stanco dalle domande infinite e degli assunti della ragazza. "Infatti, è la mia casa, e posso davvero negare di passare qua domani sera. Non ho più bisogno di un guardiano. Per favore, vai da qualche altra parte e concedimi una notte di relax."
"E che mi dici di quello che è successo un mese fa? Succederà di nuovo ?" Gli occhi penetranti lo fissarono, mettendolo alla prova. Si incupì, incerto su cosa stesse parlando, e glielo disse. "Questo," gli rispose, afferrandogli il polso sinistro prima che potesse allontanarlo, e spinse su la manica della tunica. La mano le si fermò appena fu scoperta una piccola parte del Marchio Oscuro. Tremando di improvvisa paura, lei spinse ancora più su la manica, e ancora, e poi si Snape era inchiodato lì dove giaceva, incapace di fare alcunché per fermarla. Il pieno orrore di quanto stava per vedere, o dello sguardo accusatorio che tra breve gli avrebbe destinato, lo irrigidirono come fosse di pietra.Poté sentire le dita della ragazza scivolare sulla pelle, sopra la linea rialzata del Marchio Oscuro. L'inchiostro ancora liquido pulsò al tocco, una corruzione liquida trattenuta dentro il suo corpo. Ammiccò al movimento, a malapena capace di respirare. Odiava la vista del Marchio, odiava la reazione che gli altri ne avevano. La sensazione di destino incombente che accoglieva ogni volta che lo guardava.
Hermione alzò lo sguardo, e poi lo riabbassò sul marchio. Con delicatezza riabbassò la manica , coprendo il Marchio e rivelando la sola cicatrice quasi del tutto guarita sul polso. Si era scordato che esistesse. "Hai tentato il suicidio?"
"No, ovvio che no," fece spalluccia. "La Pozione Liquefiere richiede sangue. E' difficile operare un'incisione adeguata mentre il corpo si piega dal dolore. La mano mi è scivolata e il taglio si è allungato troppo."
"Oh," disse lei, arrossendo. "Avevo capito che… intendo, immaginavo… non ero certa se avessi cercato di ucciderti. Credevo fosse per questo che il Preside mi aveva chiesto di stare con te, perché pensò che avresti avuto bisogno di attenzioni per ventiquattro ore su ventiquattro."
"Forse lo ha creduto," convenne Snape, liberando finalmente il braccio. "Puoi anche chiederglielo," disse improvviso, fissandola.
Non dovette spiegarle cosa avrebbe dovuto chiedere. Lei trattenne il respiro, guardandolo nel viso. I suoi occhi erano giovani e orribilmente innocenti, e fu colpito.
"Immagino sarebbe inutile chiederti come lo hai avuto," gli disse. Dato che non aveva risposto, la considerò una scelta.
Lui scosse la testa. "Puoi chiedere le proprietà del Marchio Oscuro. Oltre quel punto ci sta la mia vita." Le sue parole vennero fuori calme ma roche, un rammentare la linea che c'era tra loro. Lei non stava violando la sua vita privata, e non stava violando le sue motivazioni per il Marchio Oscuro. Doveva dissuaderla di avere qualche diritto su questa informazione.
"A cosa assomiglia?" gli chiese, dopo un istante di riflessione. "Lo sento muovere. E' vivo, in qualche modo?"
"No, signorina Granger. E' difficile dire che il Marchio Oscuro è un parassita. È la corruzione dell'innocenza. I suoi ingredienti annoverano le più fetide sostanze conosciute agli stregoni. E prevengo la tua prossima domanda, no, non ti dirò quali sono i suoi ingredienti. Comunque, nel profondo, è una pozione. Almeno in parte."
"Parte pozione?" sbatté gli occhi, dimenticata la questione degli ingredienti. "Non capisco."
"Quando combinato con un'altra pozione, agisce come Passaporta. La destinazione è determinata dal sangue nella pozione."
Ai suoi occhi sbarrati, annuì. "Sì, signorina Granger. Uno degli ingredienti attivi è sangue. In questo caso, sangue di Voldemort."
"Ho letto questo," gli disse eccitata, irrompendo nella sua spiegazione. "Ci sono centinaia di diverse ricette, a seconda di cosa vuoi farne e come desideri che appaia."
"Posso continuare, signorina Granger?" Snape mugugnò e Hermione si azzittì, annuendo. "Bene. In questo caso, il Marchio Oscuro serve come un monito doloroso per quanti servano Voldemort. E' capace di infliggere dolori strazianti a chiunque lo porti. L'unico modo di liberarsene è bere le pozione adatta mentre ci si taglia a fondo nel braccio, il tanto da far scorrere via l'inchiostro."
"Allora… non sei leale a Voldemort?" chiese piano Hermione. "Volevo dire, credevo che…"
"Le tue pensate sono, ancora una volta, errate. Imparerai mai?"
Lei si incupì e lui fece un sorriso agghiacciante. "Non sono fedele a Voldemort. Inoltre, devi vedertela con il muro, io non ti dirò oltre. Ti raccomando di non parlarne con nessun altro, signorina Granger. Non sono uomo da cui ci si può aspettare negligenza."
Lei ci pensò su un attimo e poi chiese, "Voldemort ha scoperto che non gli eri fedele? E ti sta punendo per quello ? "
Era davvero troppo intelligente per il suo proprio bene, pensò Snape abbattuto. "Sì, signorina Granger. Voldemort ha scoperto il mio tradimento, e mi ha punito. C'è altro che ti senti di dover chiedere, o posso dormire in pace?"
Hermione si scansò, tirò fuori la carta e una matita, mentre lui si rimise al suo posto nel letto dell' Infermeria. Un'ultima notte in un posto così atroce. Poteva sopravvivere.
*********************************************+
Snape posò il coltello sullo scrittoio, allineandolo con attenzione alla bacchetta. Sebbene certi dettagli non fossero necessario per la magia che voleva compiere, lo aiutavano a tenere calma la mente. Il procedimento sarebbe stato difficile, pericoloso, e doloroso, e anche se di certo sarebbe sopravvissuto alla fine sapeva che avrebbe desiderato di non avercela fatta.
Spostandosi verso il calderone, tirò fuori una mestolata piena della pozione che c'era dentro, versandola con cura in una fiala che poi posizionò proprio accanto al coltello. Si chiese quanto sarebbe stata sconvolta Madama Pomfrey, sapendo che non aveva atteso oltre perché le forze gli tornassero del tutto, prima di provare a estirpare il Marchio dal braccio. Lui però non sopportava oltre di vedersi rammentato ogni giorno il periodo peggiore della sua vita. Non era stato del tutto onesto con la signorina Granger, comunque. Sospirò deciso al pensiero di quanto avrebbe potuto fare con l'informazione corretta. Avrebbe compiuto ricerche fino a quando non avesse scoperto come creare l'inchiostro necessario per collegarsi con Potter e Weasley? Non poteva correre il rischio. E così le aveva mentito su un po' di cose, con quell tanto di verità per far apparire il tutto credibile.
Doveva tagliare il braccio fino ai tendini. Infatti sarebbe stato costretto a delimitare il Marchio con tagli profondi. Ovvio, ne avrebbe portato la cicatrice per sempre. Una simile maledizione non poteva venir curata senza lasciare macchie nella sua anima, e un difetto nel corpo.
La pozione che avrebbe usato non sarebbe stata bevuta, piuttosto, sarebbe stata versata sulle ferite, Sedette, fissando lo scrittoio rovinato per un lungo minuto prima di iniziare. Tagliò la manica della veste, sapendo che comunque sarebbe stata rovinata. Era il motivo per cui aveva scelto la peggiore delle vesti da lavoro. La manica cadde, lasciando scoperta la pelle pallida e il marchio grigio cenere che si muoveva a tempo con le sue pulsazioni. Afferrò un bastoncino rivestito di cuoio e lo mise tra i denti.
Appena il Marchio avvertisse cosa stava progettando, prese a dolere in modo straziante, costringendolo a fermarsi per un paio di minuti. Quando alla fine si sentì capace di andare avanti, continuò a delimitare. Il taglio del coltello andò più in profondità mentre combatteva per ignorare il dolore e proseguire.
Una volta che il taglio fu compiuto, sollevò la fiala, agitandone il contenuto in modo che tutti gli ingredienti si agitarono insieme. Poi la versò, riempiendo con attenzione ogni taglio. Bruciò in modo atroce, e la poca quantità di acido solforico corrodeva la pelle. L'inchiostro nero del Marchio Oscuro zampillò via lentamente dal braccio. Poteva sentire la pozione purificarlo, salvarlo. Quando la fiala fu vuota, cadde di lato, con il respiro affannoso che si trascinava fuori dal morso che stringeva in bocca. Poteva sentire i denti affondare nel cuoio. Sentì il sudore colare dalla sua pelle come una cascata.
Gridò, il grido veniva dal fondo della gola. Il grosso del rumore emerse mezzo strozzato, e il restante rimase a echeggiare tra le pareti di pietra della sua stanza da lavoro. Sbatté il braccio sul tavolo. Il sangue che colava e l'inchiostro che zampillava finalmente rallentarono il flusso, poi si fermarono all'unisono.
Quando le ferite finalmente si chiusero, il dolore calò diventando un indolenzimento sordo e persistente. Sapeva che avrebbe sentito sempre deboli fitte di dolore nel braccio, un testamento per la durata del periodo che aveva passato da Mangiamorte.
Si spostò, trovando qualcosa nel muoversi; aveva posato la guancia contro il legno freddo della scrivania, chiudendo gli occhi come se pensasse di poter accecarsi nei confronti del Marchio. La melma nera copriva il piano del tavolo, a nemmeno quindici centimetri dal naso. La fissò per un lungo minuto, poi sospirò, risollevandosi. Prelevò un'altra mestolata della tremenda pozione, portandola sul tavolo e versandola sull'inchiostro. Ovunque l'acido toccò l'inchiostro, fumò e divenne cenere. Avrebbe voluto bruciare il tavolo, però poteva aspettare. L'inchiostro doveva venire trattato, e tutto quello a cui Snape riusciva a pensare, era il letto. Aveva un disperato bisogno di sonno. E aveva bisogno di pensare a cosa avrebbe detto a Albus quando fosse sceso da lui.
Strisciando sul soffice materasso, Snape chiuse gli occhi, tremando mentre i sogni lo sommergevano. Non sarebbe mai stato del tutto libero dal Marchio.
------------------------ F I N E ------------------------
. Leggi l'originale a http://www.darkhuntress.com/cauldron/strength.html
Blog GRATIS di Beeplog.it
I contenuti dei weblogs provengono da autori privati. Beepworld non ha responsabilità alcuna!
|
|
|